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Corso di Formazione gratuito al Volontariato
Germogli di speranza: a Zurla fioriscono colori e nuovi inizi
Marco a Casablu

Buon compleanno Casablu!

Soggiorno estivo per gli ospiti di Casablu
Estate è sinonimo di vacanza, sole e relax.
Per noi, significa anche stare insieme, ridere e divertirci.
Il soggiorno estivo
Per le persone accolte a CASABLU, è uno dei momenti più attesi dell’anno.
Insieme impastiamo la pizza, assaggiamo piatti deliziosi e visitiamo luoghi belli, come il Lago di Bolsena [ma soprattutto, freschi!]. Ogni soggiorno è un’occasione per vivere esperienze nuove, rafforzare legami e mettere al centro la persona, sempre. A CASABLU, come in tutti i servizi di Spes contra Spem, lo facciamo ogni giorno: con competenza, amore e attenzione.
CASABLU è la nostra casa famiglia per persone con disabilità che, grazie alle nostre donatrici e ai nostri donatori, hanno potuto vivere giorni di natura, relax e scoperta, lontani dalla routine e immersi in un’esperienza che nutre il cuore.
Grazie di cuore a chi ha reso possibile tutto questo!
Siete preziosi e belli, come una rosablu.
Al Bioparco di Roma
Lei sognava di tornarci da tanto tempo: l’ultima volta era stata quando era ancora piccola. Così, siamo andate insieme al Bioparco di Roma!
Domande, osservazione ed entusiasmo
Tra animali meravigliosi e curiosità da soddisfare, T. ha imparato cose nuove, ha fatto domande, ha osservato con occhi attenti e pieni di entusiasmo. Ma ciò che ha reso questa giornata davvero speciale è la connessione che si è creata fra noi: abbiamo riso, ci siamo emozionate, abbiamo camminato fianco a fianco e il nostro legame si è fatto ancora più forte.
Educativa domiciliare significa essere presenti.
Essere presenti sempre per ragazze e ragazzi in difficoltà, anche nei piccoli gesti.
Per questo partecipiamo a “L’Amico che vorrei”: un progetto che porta esperienze di socializzazione, ascolto e fiducia a minori in difficoltà, grazie alla collaborazione con il Servizio Sociale della “Quota Servizi del Fondo Povertà” del Municipio Roma III.
Spes contra Spem ogni giorno è accanto a persone di ogni età: minori, famiglie, adulti con disabilità.
Tra i tanti servizi che portiamo avanti c’è anche il SISMIF, il Servizio Integrato per il sostegno ai Minori e alle Famiglie, che puoi scoprire qui.
Autonomia e dipendenza delle persone disabili: qual è l’equilibrio?
C’è un confine oltre il quale la cura diventa assistenzialismo? In che modo muoversi e orientarsi nel contesto delle persone con disabilità grave? Ne parliamo con i responsabili dei percorsi educativi di Spes Contra Spem.
Il vero significato di autonomia
Lavorare quotidianamente a contatto con le disabilità ci invita a riflettere su concetti spesso dati per scontati, come autonomia e dipendenza, soprattutto nel contesto delle persone con disabilità grave. Per troppo tempo, il termine “autonomia” è stato idealizzato nei progetti educativi e riabilitativi, senza considerare pienamente le realtà quotidiane di chi necessita di assistenza continua.
Come ci ricorda uno scritto del Centro Diurno Disabili di Sesto San Giovanni: “Le categorie di autonomia o di dipendenza non rappresentano al meglio la condizione quotidiana delle persone con disabilità. È più realistico parlare di una dipendenza ragionata, in cui l’altro deve assumersi la responsabilità di quello che trasmette, sia a livello relazionale che pratico.”
Una dipendenza “umanizzata e ragionata” non si limita ad assistenza tecnica, ma diventa relazione, empatia e attenzione al benessere. Piccoli gesti, come avvisare che il piatto è vuoto durante un pasto, o scegliere un’attività che rispetti i gusti e le preferenze individuali, o organizzare un ambiente che faciliti la comunicazione, diventano esempi concreti di rispetto e cura autentica.
Le persone che lavorano in Spes contra spem si impegnano ogni giorno nella creazione di ambienti accoglienti per le persone con disabilità, partendo da due architravi: il benessere e la qualità della vita devono essere i veri obiettivi dei percorsi educativi, sottolineando l’importanza di mettere al centro le esigenze specifiche di ogni persona, valorizzandone le potenzialità e assicurandole una vita piena di significato e soddisfazioni.
Il lavoro educativo deve quindi rispettare la complessità e l’unicità di ogni persona, ponendo il benessere quotidiano e la qualità delle relazioni come pilastri centrali. La vera inclusione parte dalla comprensione delle esigenze specifiche e dalla creazione di spazi che valorizzino ogni individuo, oltre gli schemi convenzionali.
Il nostro obiettivo ultimo come Spes contra spem è promuovere una società inclusiva, che non si limiti a celebrare l’uguaglianza formale, ma abbracci il valore unico di ogni persona, sostenendola nel modo più rispettoso e autentico possibile.
Questo articolo nasce dal prezioso confronto con Emilio Bertolini, responsabile di CASABLU, che ringraziamo.
L’approccio educativo di Spes Contra Spem
Lavorare quotidianamente a contatto con le disabilità ci invita a riflettere su concetti spesso dati per scontati, come autonomia e dipendenza, soprattutto nel contesto delle persone con disabilità grave. Per troppo tempo, il termine “autonomia” è stato idealizzato nei progetti educativi e riabilitativi, senza considerare pienamente le realtà quotidiane di chi necessita di assistenza continua.
Come ci ricorda uno scritto del Centro Diurno Disabili di Sesto San Giovanni: “Le categorie di autonomia o di dipendenza non rappresentano al meglio la condizione quotidiana delle persone con disabilità. È più realistico parlare di una dipendenza ragionata, in cui l’altro deve assumersi la responsabilità di quello che trasmette, sia a livello relazionale che pratico.”
Una dipendenza “umanizzata e ragionata” non si limita ad assistenza tecnica, ma diventa relazione, empatia e attenzione al benessere. Piccoli gesti, come avvisare che il piatto è vuoto durante un pasto, o scegliere un’attività che rispetti i gusti e le preferenze individuali, o organizzare un ambiente che faciliti la comunicazione, diventano esempi concreti di rispetto e cura autentica.
Le persone che lavorano in Spes contra spem si impegnano ogni giorno nella creazione di ambienti accoglienti per le persone con disabilità, partendo da due architravi: il benessere e la qualità della vita devono essere i veri obiettivi dei percorsi educativi, sottolineando l’importanza di mettere al centro le esigenze specifiche di ogni persona, valorizzandone le potenzialità e assicurandole una vita piena di significato e soddisfazioni.
Il lavoro educativo deve quindi rispettare la complessità e l’unicità di ogni persona, ponendo il benessere quotidiano e la qualità delle relazioni come pilastri centrali. La vera inclusione parte dalla comprensione delle esigenze specifiche e dalla creazione di spazi che valorizzino ogni individuo, oltre gli schemi convenzionali.
Il nostro obiettivo ultimo come Spes contra spem è promuovere una società inclusiva, che non si limiti a celebrare l’uguaglianza formale, ma abbracci il valore unico di ogni persona, sostenendola nel modo più rispettoso e autentico possibile.
Questo articolo nasce dal prezioso confronto con Emilio Bertolini, responsabile di CASABLU, che ringraziamo.
Adolescenti in bilico: il ruolo degli adulti nel nutrire fiducia e autonomia
“Essere radici e offrire rami”. Lavorare con gli adolescenti significa star loro accanto rispettando le fragilità e sostenendo l’autonomia. Ne abbiamo parlato con Barbara Paldino, responsabile CPA Colombi.
Si sta
foglie allignate
si sta
e non si sa se stare
si sta
e non si sta
e forse si vorrebbe stare
desiderando rami, tronchi e radici
capaci di dare linfa
e non timori
“Si sta…”
Le foglie, allineate ma fragili, sono il simbolo della transizione. Ungaretti, in “Soldati”, cattura la precarietà della vita in trincea, una condizione sospesa tra la paura e la speranza. Spostandoci completamente di contesto e riprendendo l’essenza del messaggio di Ungaretti con le dovute misure, la condizione e la tensione di queste “foglie” sono così simili a ciò che provano gli adolescenti, che vivono in una loro personalissima “trincea”: un periodo della vita che è liminale, pieno di attese, dubbi e inquietudini. Non vogliamo certo paragonare gli adolescenti ai soldati della Grande Guerra, la distanza tra le due esperienze è enorme e il sacrificio di quegli uomini non può essere ridotto a una metafora. Tuttavia, il senso di fragilità, l’essere “in bilico” tra ciò che si è e ciò che si diventerà, trova una risonanza universale che possiamo applicare al periodo adolescenziale.
Come foglie ancora attaccate ai rami, essi sono nutriti ma al tempo stesso spinti verso il distacco. È una tensione tra il desiderio di autonomia e il bisogno profondo di radici, di un nutrimento che non sia solo materiale, ma anche emotivo e spirituale.
Gli adulti, i “tronchi” di questa metafora, spesso vivono nel timore. Paura di perdere il controllo sui figli o sugli adolescenti che accolgono nei centri; paura di un tempo che fugge e sottrae energia; paura, infine, di diventare ininfluenti, relegati ai margini di vite che si vorrebbero autonome e lontane. Tuttavia, proprio come il tronco non perde valore quando una foglia si stacca, ma continua a sostenere l’albero e a farlo crescere, gli adulti hanno un ruolo fondamentale: non trattenere le foglie per timore del distacco, ma infondere linfa, fiducia, coraggio.
La linfa come metafora della cura
Questa linfa è fatta di ascolto autentico, di tempo dedicato, di sguardi che non giudicano ma accolgono. È il contrario della paura: è la fiducia che si può donare senza esaurirsi, che si può accogliere senza trattenere, che si può essere guide senza imporre direzioni. È la forza di accettare che le foglie desiderino andare, ma che per farlo in modo saldo e sicuro debbano sapere che il ramo c’è ancora, forte e stabile, a cui tornare se necessario.
Un lavoro quotidiano su sé stessi e con i ragazzi insieme ai quali intraprendiamo un percorso di crescita. Un percorso fatto di ascolto, valorizzazione delle unicità e confronto che viene tracciato con progetti su misura per ognuno dei ragazzi ospitato all’Approdo o nei CPA Colombi e Zurla, così come per i servizi di educativa domiciliare.
Gli adolescenti nella modernità
Oggi, la fragilità degli adolescenti è amplificata da una società che corre troppo velocemente. I modelli sono effimeri, i legami spesso liquidi. Essi si trovano esposti a una complessità che sembra travolgerli: social network, performance scolastiche, omologazione, ansia per il futuro. Si sta, dunque, con il desiderio di scoprire chi si è, ma senza strumenti certi per farlo.
Gli adulti, dal canto loro, non sempre sono radici solide. Sovrastati dalle proprie paure o distratti dal proprio ritmo di vita, rischiano di essere percepiti come assenti o lontani. È qui che il compito diventa ancora più importante: essere rami che non giudicano e tronchi che sostengono, anche quando il vento della ribellione o dell’incomprensione sembra spezzare il legame.
Un appello agli adulti
Infondere linfa non significa controllare o dirigere, ma accettare che crescere è un processo fatto di tentativi, errori e ritorni. È accompagnare con cura e rispetto, lasciando spazio al desiderio di autonomia ma offrendo un rifugio sicuro. Questo richiede coraggio, il coraggio di essere presenti senza soffocare, di ascoltare senza imporre, di lasciare andare sapendo che il nutrimento offerto rimarrà come forza invisibile.
Forse, allora, si può imparare a stare: noi adulti con le nostre radici ben piantate e gli adolescenti, “foglie allignate”, ancora in cerca del proprio volo ma sempre desiderosi, inconsciamente o meno, di sentirsi parte di un albero che li accoglie e li sostiene. È in questo stare insieme, senza paura, che nasce una linfa capace di curare e dare speranza.
Per l’articolo si ringrazia Barbara Paldino dal cui confronto è nata questa riflessione.
Disabilità, il diritto (negato) di autodeterminazione
Il problema delle persone con disabilità non è solo la disabilità stessa, ma soprattutto la mancanza di strumenti idonei che garantiscano una vita equa.
Giornata mondiale della disabilità 2024
La Giornata mondiale della disabilità 2024 è stata l’occasione per raccogliere alcuni pensieri di Pino e Patrizia che vivono a CasaSalvatore, la casa famiglia per disabili adulti che gestisce Spes contra spem. A questa si aggiunge CASABLU che ospita disabili gravi.
Quello che emerge è la voglia di sentirsi “normali”, di non essere trattati diversamente, di essere ascoltati e di poter avere la possibilità e il supporto per fare più attività.


I pensieri di Pino e Patrizia
“Mi chiamo Pino e sono una persona con disabilità. Essere una persona con disabilità a volte è molto difficile e abbiamo bisogno di essere aiutati: noi abbiamo bisogno di essere capiti e ascoltati. Ci sono delle cose che vorrei fare (leggere, scrivere, disegnare, ascoltare la musica) ma non riesco a farle quanto vorrei perché gli operatori spesso hanno tante cose da fare. Vorrei che ci fossero più persone ad aiutarci (operatori, volontari e servizio civile)”. Pino.
“Io penso che noi disabili dovremmo essere trattati come le altre persone. Molta gente ci prende in giro, ci fa i dispetti, questo non è giusto”. Patrizia.
I pensieri di Pino e Patrizia, due persone con disabilità fisica e mentale, rappresentano un’importante occasione di riflessione. La loro percezione della disabilità e della vita che ne deriva richiama un tema cruciale: la libertà di autodeterminarsi. Spesso, questa libertà non è limitata tanto dalle loro capacità quanto dalla mancanza di risorse, strumenti e servizi dedicati. Sono questi a dare concretezza ai diritti che una società civile dovrebbe garantire a ogni persona.
Non basta credere nel valore dei diritti, è necessario tradurli in azioni concrete affinché il diritto sia tutelato e garantito.
Il rispetto della dignità e della capacità di autodeterminazione di ogni individuo deve partire da un solido fondamento etico e civile, trasformandosi in leggi efficaci e in risorse tangibili.
Il vero ostacolo non è la disabilità in sé – che può derivare da patologie, ritardi cognitivi o altre cause – ma l’assenza di contesti, strumenti e condizioni che riducano l’handicap e permettano a ogni persona di esprimersi pienamente e di scegliere liberamente il proprio percorso di vita.
Una vera inclusione non solo garantirebbe i diritti fondamentali, ma arricchirebbe anche la nostra società del contributo unico di ciascuno. Perché ogni persona, con la sua diversità, ha qualcosa di irripetibile da offrire, lasciando un segno di senso e bellezza nel mondo che ci circonda.






